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P.P.Papa

«La crisi mondiale che tocca la finanza e l’economia sembra mettere in luce le loro deformità e soprattutto la grave carenza della loro prospettiva antropologica, che riduce l’uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato questa cultura dello scarto. Questa deriva si riscontra a livello individuale e sociale; e viene favorita! In un tale contesto, la solidarietà, che è il tesoro dei poveri, è spesso considerata controproducente, contraria alla razionalità finanziaria ed economica. Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole. Inoltre, l’indebitamento e il credito allontanano i Paesi dalla loro economia reale ed i cittadini dal loro potere d’acquisto reale. A ciò si aggiungono, oltretutto, una corruzione tentacolare e un’evasione fiscale egoista che hanno assunto dimensioni mondiali. La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti.»

Con solo un pochino di ritardo la Chiesa, nella persona di papa Francesco, si accorge di qualcosa di cui Pasolini parlava già una quarantina di anni or sono.

Bene, meglio tardi che mai. Ma la cosa davvero curiosa è la platea a cui questo discorsetto è rivolto: alcuni nuovi ambasciatori presso la Santa Sede, per la precisione gli ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Botswana e… Lussemburgo. Già, il Lussemburgo. Lo stato al 2° posto al mondo per livello di PIL pro capite (dopo il Qatar), con il 95% della popolazione che professa la fede cattolica e con un’economia basata per larga parte sulle 152 banche presenti, specializzate soprattutto in investimenti dall’estero. Il Lussemburgo paradiso fiscale che protegge gli interessi dei propri ricchi clienti, coi loro ricchi conti in banca, e che ancora oppone resistenza ai tentativi di aumentare la trasparenza a livello finanziario europeo.

«Cari Ambasciatori, sarebbe auspicabile realizzare una riforma finanziaria che sia etica e che produca a sua volta una riforma economica salutare per tutti. Questa tuttavia richiederebbe un coraggioso cambiamento di atteggiamento dei dirigenti politici. Li esorto ad affrontare questa sfida, con determinazione e lungimiranza, tenendo conto naturalmente della peculiarità dei loro contesti. Il denaro deve servire e non governare!»

Come diceva Pasolini, la Chiesa se non vuole scomparire del tutto “dovrebbe passare all’opposizione”. Chissà forse dopo quarant’anni hanno cominciato ad accorgersene anche loro.

 
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Pubblicato da su 16 maggio 2013 in chiesa, denaro, lobby, papa, Pasolini

 

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Lapidi

Caro Totò, avevi torto. La morte non è “una livella”. Non appiana un bel niente. Non ci restituisce alcuna giustizia.

Altrimenti, al cimitero, troveremmo queste due lapidi:

“Qui giace Agnese Borsellino, donna straordinaria e coraggiosa, che per tutta la vita cercò la verità”.

“Qui giace Giulio Andreotti che per tutta la vita nascose la verità”.

Amen.

my_tombstone-andreotti

 
 

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Pirati

Meno di tre anni fa avevo detto che, dopo la Jolly Rosso e la Jolly Amaranto, di Jolly ne avevamo avuto abbastanza per un bel po’. Ho scoperto solo ora che anche la Jolly Rubino finì parecchio male, nel 2002. Ora devono aver esaurito le sfumature di rosso, perchè è il turno dela Jolly Nero, nero come il vessillo dei pirati, il Jolly Roger, che proprio come un qualunque pirata della strada – però in mare – perde il controllo e va a sbattere, non contro un muro o un albero ma contro la Torre Piloti del porto di Genova. Essendo un bestione da 40.000 tonnellate per 239 metri di lunghezza, butta giù la torre, e ci sono morti e feriti, ancora non si sa bene quanti. Pare che si sia trattato di un’avaria ai motori, proprio come nel caso della Jolly Amaranto.

Ma dico io, ‘sti Messina, sfigati come sono, quanti santi hanno in paradiso? E no, non mi riferisco a quelli con l’aureola, quegli altri, quelli che vuolsi così colà dove si puote.

P.s.: ottimo riassunto di “30 anni di ombre, misteri e incidenti” sul Fatto Quotidiano di oggi.

 
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Pubblicato da su 8 maggio 2013 in abissi, Italia, lobby, misteri, politici

 

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CHE SCHIFO.

Senza vergogna.

È il primo bis nella storia della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano è stato rieletto presidente della repubblica. È la prima volta che un Capo dello Stato viene rieletto per il secondo settennato.

E proprio uno dei peggiori presidenti della repubblica che l’Italia abbia avuto nel corso della sua storia doveva avere questo onore?

Cento traditori per Prodi e tutti compatti a rivotare questo qui?

Mi viene da vomitare, ma sul serio. Questo paese, questa classe politica, questa gente, mi nausea. Potessi andarmene, lo farei all’istante, senza alcun rimpianto.

P.s.: e mi sa che ha ragione Antonio Padellaro, quando dice che era tutto studiato.

 

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SeL aspettavano

Cento voti in meno rispetto a quelli attesi, nella quarta votazione, e la candidatura di Prodi, come Renzi si affretta a dire, “non c’è più”. A parte la proverbiale questione della prima gallina che canta, 51 voti in più degli attesi li raccoglie Rodotà e sbucano 15 voti per D’Alema. D’Alemaaaaaa??? Ma stiamo scherzando?!

Ma la cosa più interessante è un’altra: qualcuno, a caldo, ha tentato di dare la colpa a SeL. E da SeL è arrivata una risposta raggelante: i nostri parlamentari hanno votato tutti “R.Prodi”, basta ricontrollare le schede per capire che i nostri voti non sono mancati. Insomma, se l’aspettavano e avevano già elaborato una contromisura. Bisognerebbe chiedere a loro come mai questa precauzione e soprattutto da chi si attendevano una vigliaccata del genere.

Ora il PD se ne sta all’angolo, rintronato come un pugile dopo un KO, a cercare di capire come sopravvivere all’ennesimo disastro. Qualcuno spieghi loro che i topi stanno nella stiva, a rosicchiare lo scafo e aprire falle. E hanno sempre gli stessi baffi.

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2013 in conflitti, D'Alema, disgusto, Italia, lobby, politici, Prodi

 

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L’Amicone di Benedetto Sedici

Nella diretta streaming di oggi del Fatto Quotidiano, il direttore di Tempi critica la copertina del Fatto perchè basta parlare di pedofilia nella Chiesa, è stato già fatto molto a riguardo” (ma nulla sulla richiesta specifica e del tutto ragionevole degli intervistati, e cioè che ai cardinali implicati in episodi di pedofilia non si permetta di partecipare al Conclave). Fa l’apologia dell’opacità, contrapposta alla trasparenza che da molte parti si chiede alla nuova Chiesa (e dice che una Chiesa trasparente creerebbe catastrofi… e perchè dovrebbe!?). A chi chiede una Chiesa pulita, dice che possiamo scordarci un *mondo* pulito, perchè noi stessi non lo siamo (ma la Chiesa non dovrebbe fare da modello? a che serve, se condivide col resto dell’umanità tutti i difetti possibili?). E chiama più volte il papa emerito “Benedetto Sedici”. Così, amichevolmente.

Poi c’erano il caporedattore di Radio Vaticana, con la sua bella faccia da prete, e il direttore dell’agenzia stampa Adista (“un’ agenzia di stampa «sul mondo cattolico e sulle realtà religiose»” come recita Wikipedia). Copertina a parte, pareva di ascoltare Radio Vaticana, altro che il Fatto. Una roba da far accapponare la pelle.

 

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L’inganno della meritocrazia

Pochi estratti da uno splendido pezzo di Alessandro Robecchi su MicroMega:

(…) parlare di merito in Italia appare un’operazione piuttosto complessa. Basta prendere l’elenco dei partecipanti ai convegni, simposi, assemblee e congressi dei giovani imprenditori italiani. La parola «merito» affolla i loro discorsi, spesso pronunciata con toni tribunizi, accenti da Savonarola, ultimatum. Premiare il merito! Riconoscere il merito! Valutare il merito! Il paese è fermo perché non si tiene nella dovuta considerazione il merito!
Poi, a scorrere i cognomi degli indignati domandatori di merito, si scopre che nove volte su dieci il merito della loro invidiabile condizione sociale è attribuibile alla rendita di posizione, all’eredità del babbo o del nonno che hanno fondato l’azienda, ai soldi di famiglia con cui hanno fondato la startup. Insomma ai meriti – o alle posizioni di privilegio – di altri.

(…) Ecco: non è vero che l’ascensore sociale è fermo, semplicemente è completo, occupato dalla nomenklatura, e la gente normale usa le scale, faticosamente e sbuffando. Mentre arranca, gradino dopo gradino, si sente gridare da chi sta salendo in ascensore: merito! Coraggio! Ci vuole merito!
Non risulta dalle mie pur capillari ricerche, un figlio di ministro o sottosegretario, o grande manager pubblico o privato, o maggiorente di ogni tipo, che frigga le patatine da McDonald o consegni pizze a domicilio.

(…) È proprio perché la classe dirigente italiana ha poco o nulla a che vedere con il merito che il discorso sul merito attecchisce rigoglioso.
Ed eccoci al secondo paradosso sul merito. La popolazione che non raggiunge i piani alti invoca il merito, il concorso non truccato, la posizione guadagnata per capacità e non per appartenenza castale, il duro lavoro anziché la strada spianata. Ne ha abbastanza dei privilegi, delle carriere già disegnate, delle corsie preferenziali. E dunque, ipnotizzata da una prospettiva di giustizia sociale basata sulla competizione, invoca il merito non sapendo o fingendo di non sapere che il suo merito verrà valutato proprio da chi sta in alto.

(…) Parlare di merito senza parlare di uguaglianza, dunque, si configura come una truffa con destrezza. Truffa, perché il discorso contiene un oggettivo premio di maggioranza per chi già è favorito per posizione sociale, tradizione familiare, disponibilità economica. E destrezza perché si tenta di convincere chiunque sia appena poco più che totalmente imbecille che il farsi strada nel mondo dipende da lui soltanto, dalla sua capacità, dal suo merito e non dalla struttura della società, dai suoi meccanismi profondamente ingiusti.
In pratica, qualunque discorso sul merito che prescinda dal discorso dell’uguaglianza non è altro che un chiaro disegno conservatore, volto a conservare, appunto, gli equilibri esistenti.

 

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Il Babau

Dino Buzzati - Il Babau

Monti ammonisce Bersani di non spaventare i mercati:

“Suggerisco per la seconda volta all’onorevole Bersani di non usare l’espressione ‘polvere sotto il tappeto’ perché può risuonare sinistra nei mercati finanziari internazionali e dare l’idea che ci sia stato qualcosa che è stato nascosto nel bilancio pubblico. Preferisco non si creino equivoci”

Bersani, anzichè ricordare a Monti che “la sovranità appartiene al popolo” e non ai mercati finanziari internazionali, e che chi si assume il compito di governare un paese dovrebbe avere ben altri metri di valutazione e una scala di valori ben diversa, gli risponde che i mercati sanno leggere e scrivere e che sanno che lui “rispetterà i patti”:

“I mercati sanno leggere e scrivere. Sanno benissimo che io, se tocca a me, rispetterò i patti.”

I patti con i mercati, mica con gli elettori. Patti che evidentemente vanno bene anche alla ventola Vendola, che ora sostiene Bersani a spada tratta; e ne è egualmente sostenuto, che’ Bersani ha bisogno di una velatura di sinistra, un pizzichino, una scheggia, per non perdere proprio tutti i voti da quella parte li’.

Queste schermaglie, ovviamente, sono solo di facciata. A Bersani sta benissimo l’agenda Monti, l’IMU e tutto il resto. Ha detto anche molto chiaramente che di patrimoniali non se ne parla nemmeno: “C’è già l’IMU”, solo che, bontà sua che se n’è accorto, “non è abbastanza progressiva”. Che l’IMU sulla prima casa – soprattutto se ci vivono pensionati con pensioni da fame, famiglie numerose con redditi scarsi etc – sia una porcata assoluta non l’ha detto e non lo dirà mai¹. Lui e Monti andranno d’amore e d’accordo. Vanno già ora d’amore e d’accordo, ma una parvenza di conflittualità e di antagonismo la devono mantenere, altrimenti c’è il rischio che gli elettori non li distinguano. Cosi’ uno agita lo spettro dei “mercati” e l’altro – ahi ahi, che lapsus – si sbaglia e anziche’ “dire qualcosa di sinistra”, si sdraia a tappetino e professa la propria totale fedeltà al sommo dio Mercato e ai suoi sommi sacerdoti, banche, finanziarie, etc., i veri padroni del paese.

Per sua (loro) fortuna il popolo bue è troppo occupato a ruminare le proprie piccole miserie quotidiane – moltiplicate dalla cura Monti – e non se ne accorge.


¹ O magari l’ha pure detto, chissà, capacissimo.
² Il tenero Babau di Dino Buzzati non ha colpe e al paragone degli esseri mostruosi che si nascondono tra le pieghe della finanza internazionale – quella da non spaventare, dice Monti – è un cucciolotto inoffensivo.

 

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Servizio Pubblico chiude i cancelli (e apre a Gates)

Update: sembra che a partire dalla puntata del 17 gennaio siano tornati sui loro passi, niente più Silverlight. Meglio cosi’.

E’ successa una cosa veramente strana. Stavamo guardando Servizio Pubblico via streaming, sul sito del Fatto. Dopo aver funzionato discretamente, con qualche momento di panico, per circa una mezz’ora, di punto in bianco lo streaming si blocca. Al suo posto compare la finestrina di Silverlight:

Silverlight

Nota bene: fino a mezzo minuto prima Silverlight non era necessario; io non l’ho, sul mio computer, eppure lo streaming funzionava.

Ora, logica vorrebbe che un simile cambio si effettuasse prima, per permettere agli spettatori di adeguare il proprio sistema e installare l’accrocchio di Micromorbido in tempo per l’inizio della puntata (e comunque per gli utenti Linux la faccenda si complica). Invece questi cambiano le carte in tavola dopo una mezz’oretta dall’inizio, mentre sta parlando Berlusconi, nel momento in cui la audience via web è probabilmente massima. Perchè? E’ folle, no? Quale logica perversa puo’ aver portato a decidere di fare una cosa simile?

E invece una ragione ci può essere e non mi piace per niente. Con questa mossa hanno probabilmente mandato in panico molte migliaia di web-spettatori, almeno tutti quelli che non hanno gia’ Silverlight installato sul pc; e scommetto che la maggior parte di loro ha ceduto alla facile lusinga di quel “Download rapido / Installazione in 30 secondi” e ha installato la schifezza. Chissà quante installazioni nuove in pochissimi minuti… Posto che sicuramente gli spettatori via web ci hanno perso, chi ci ha guadagnato, invece?

Già nel 2011 erano stati pesantemente criticati per aver scelto di appoggiarsi a Silverlight, e avevano fatto marcia indietro. Ma allora non avevano una tv alle spalle, e l’opinione del pubblico della rete pesava moltissimo. Ora i rapporti di forza sono sicuramente cambiati e per quanto la sigla iniziale riporti ancora “..e altri 100.000″ ho l’impressione che quei centomila, e tutti gli altri, ora contino un po’ di meno.

(no, io non l’ho istallato)

 

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Fottuti

Sulla vera ragione per cui ci stiamo impoverendo sempre più, e sul perchè finirà male.

«In tempi come questi, richiamo sempre alla memoria l’affermazione di Robert Sherill nel 1990, (…), secondo la quale “il capitalismo senza regolamentazione è nient’altro che ruberia”. Dopo il 1990 abbiamo rimosso ciò che rimaneva della regolamentazione finanziaria, a seguito della pioggia di deregolamentazione dei primi anni ’80, che aveva reso liberi i risparmi, in modo che essi si autodistruggessero. E ora siamo stupiti, stupiti (!), del fatto che i ladri abbiano preso piede nel sistema finanziario. No, hanno preso piede nell’intera economia e nel sistema politico, da capo a piedi. Non hanno soltanto fatto esplodere la finanza, hanno anche sovrainteso al più rapido trasferimento di ricchezza verso l’alto che il mondo abbia mai visto. Hanno gettato i lavoratori fuori dai loro posti di lavoro, hanno buttato fuori di casa i proprietari di casa, hanno sottratto le pensioni ai futuri pensionati, e hanno derubato le amministrazioni locali dei loro asset e delle loro entrate. I finanzieri stanno costringendo le scuole, i parchi, le piscine, i dipartimenti dei vigili del fuoco, i centri per anziani e le librerie a chiudere. Stanno costringendo i governi nazionali a svendere la loro eredità culturale al miglior offerente. Tutto deve finire, nelle svendite svolte sullo stile di quelle per beni danneggiati da incendi o alluvioni, a prezzi truccati da una ventina di trader, alle più grosse e corrotte istituzioni che il mondo abbia mai conosciuto. E poiché hanno comprato i politici, i policy-maker e i giudici, nessuno li fermerà. Pochi cercheranno a malapena di discutere, dato che le amministrazioni delle università sono state comprate alla stessa maniera; in molti casi, le università sono perfino rette da “leader” di corporation, e i loro professori sono a libro paga di Wall Street. (…)

I derivati sono davvero null’altro che scommesse da parte di Wall Street sul fatto che noi verremo fregati, è tutta un’assicurazione che ripagherà quando noi falliremo. Tutto viene assicurato, da parte loro, contro di noi. Che cos’è, veramente, un’assicurazione sanitaria? Voi girate il vostro reddito a Wall Street nella speranza che, se aveste bisogno di assistenza sanitaria, Wall Street autorizzerà il vostro “fornitore di servizi” a fornirveli. Ma quando voi ne avrete bisogno, Wall Street deciderà se tale servizio può essere fornito. Oh, e i becchini di Wall Street hanno anche effettuato una scommessa sul fatto che voi morirete prima di quando voi ve lo attendiate, cosi vincerà due volte negandovi la copertura. (…) Wall Street ha scommesso che la tua casa potrebbe bruciare, e poi ha acceso una bomba incendiaria nel seminterrato. Mutui che erano destinati a finire male lo hanno fatto, e CDO che erano destinati a fallire sono falliti. Ad un tratto, non c’erano collaterali dietro i prestiti che i ladri di Wall Street si erano fatti l’uno con l’altro. Ciascun ladro di Wall Street si è guardato allo specchio e ha capito che deteneva robaccia, perché sapeva che tutti i suoi stessi debiti erano robaccia. Pronto? Zio Sam, Zio Timmy e Zio Ben, abbiamo un problema! Ci date 29.000 miliardi di dollari per salvarci?

E questo è il motivo per cui siamo fottuti. Vedo due scenari all’orizzonte. Nel primo, concediamo a Wall Street di andare avanti con le sue allegre abitudini, mentre la crisi dei pignoramenti continua e Wall Street ruba tutte le case, raggruppandole in pacchetti da vendere per quattro soldi agli hedge fund. Tutta la ricchezza verrà ridistribuita all’1% più ricco, che diventerà un gruppo di moderni signori feudali, con il rimanente 99% che vivrà secondo i loro desideri in enormi proprietà di tipo feudale. (…) Ma non stanno pianificando e complottando per la restaurazione del feudalesimo. Eppure, questo è lo scenario di base, il risultato che emergerà se non agiremo. Nel secondo scenario, il 99% occupa, chiude e annienta Wall Street. Onestamente, non ho alcuna idea di come ciò potrà avvenire. Accetto suggerimenti.»

È stato, tra il 2005 e il 2008 , il primo presidente del Bruegel, un comitato di analisi delle politiche economiche, nato a Bruxelles nel 2005.

Nel 2010 è inoltre divenuto presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. (…)

Tra il 2005 e il 2011 è stato international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute (…).

È stato inoltre (…) membro del “Senior European Advisory Council” di Moody’s ed è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dellAtlantic Council.

Indovina un po’ di chi si parla qui sopra.

 

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