Caro Totò, avevi torto. La morte non è “una livella”. Non appiana un bel niente. Non ci restituisce alcuna giustizia.
Altrimenti, al cimitero, troveremmo queste due lapidi:
“Qui giace Agnese Borsellino, donna straordinaria e coraggiosa, che per tutta la vita cercò la verità”.
“Qui giace Giulio Andreotti che per tutta la vita nascose la verità”.
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Lapidi
Pirati
Meno di tre anni fa avevo detto che, dopo la Jolly Rosso e la Jolly Amaranto, di Jolly ne avevamo avuto abbastanza per un bel po’. Ho scoperto solo ora che anche la Jolly Rubino finì parecchio male, nel 2002. Ora devono aver esaurito le sfumature di rosso, perchè è il turno dela Jolly Nero, nero come il vessillo dei pirati, il Jolly Roger, che proprio come un qualunque pirata della strada – però in mare – perde il controllo e va a sbattere, non contro un muro o un albero ma contro la Torre Piloti del porto di Genova. Essendo un bestione da 40.000 tonnellate per 239 metri di lunghezza, butta giù la torre, e ci sono morti e feriti, ancora non si sa bene quanti. Pare che si sia trattato di un’avaria ai motori, proprio come nel caso della Jolly Amaranto.
Ma dico io, ‘sti Messina, sfigati come sono, quanti santi hanno in paradiso? E no, non mi riferisco a quelli con l’aureola, quegli altri, quelli che vuolsi così colà dove si puote.
P.s.: ottimo riassunto di “30 anni di ombre, misteri e incidenti” sul Fatto Quotidiano di oggi.
CHE SCHIFO.
È il primo bis nella storia della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano è stato rieletto presidente della repubblica. È la prima volta che un Capo dello Stato viene rieletto per il secondo settennato.
E proprio uno dei peggiori presidenti della repubblica che l’Italia abbia avuto nel corso della sua storia doveva avere questo onore?
Cento traditori per Prodi e tutti compatti a rivotare questo qui?
Mi viene da vomitare, ma sul serio. Questo paese, questa classe politica, questa gente, mi nausea. Potessi andarmene, lo farei all’istante, senza alcun rimpianto.
P.s.: e mi sa che ha ragione Antonio Padellaro, quando dice che era tutto studiato.
SeL aspettavano
Cento voti in meno rispetto a quelli attesi, nella quarta votazione, e la candidatura di Prodi, come Renzi si affretta a dire, “non c’è più”. A parte la proverbiale questione della prima gallina che canta, 51 voti in più degli attesi li raccoglie Rodotà e sbucano 15 voti per D’Alema. D’Alemaaaaaa??? Ma stiamo scherzando?!
Ma la cosa più interessante è un’altra: qualcuno, a caldo, ha tentato di dare la colpa a SeL. E da SeL è arrivata una risposta raggelante: i nostri parlamentari hanno votato tutti “R.Prodi”, basta ricontrollare le schede per capire che i nostri voti non sono mancati. Insomma, se l’aspettavano e avevano già elaborato una contromisura. Bisognerebbe chiedere a loro come mai questa precauzione e soprattutto da chi si attendevano una vigliaccata del genere.
Ora il PD se ne sta all’angolo, rintronato come un pugile dopo un KO, a cercare di capire come sopravvivere all’ennesimo disastro. Qualcuno spieghi loro che i topi stanno nella stiva, a rosicchiare lo scafo e aprire falle. E hanno sempre gli stessi baffi.
Non chiedo mica un regno intero…
“Vogliamo il 100% del Parlamento, non il 20% o 25% o 30%: quando il movimento arriva al 100%, quando i cittadini diventeranno lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere. L’obiettivo è quello di estinguere noi stessi”. Il portavoce del Movimento parla così con Time al quale spiega di aver “incanalato tutta la rabbia in questo movimento. Dovrebbero ringraziarci uno ad uno: se noi falliamo l’Italia sarà guidata dalla violenza nelle strade”.
Io questi discorsi li avevo già sentiti, il primo esattamente uguale, il secondo che si sentiva fare in varie forme e in varie occasioni più o meno ufficiali tra gli aderenti. O forse dovrei dire tra gli adepti. Perchè di due sette sto parlando, due sette delle quali ho fatto parte in passato. Una e’ la Soka Gakkai, il buddismo – declinato senza h in Italia, chissà perchè – di Roberto Baggio e del Nam-Myoho-Renge-Kyo. L’altro è il Movimento. Non il MoVimento di Grillo, bensì il Movimento Umanista. Strana assonanza.
Da entrambe le parti si dice – o almeno si diceva – che l’obiettivo è quello di “estinguere noi stessi”, ovvero di assorbire l’intera popolazione mondiale all’interno del proprio gruppo/religione. Suona un tantino pretenzioso, vero? In realtà questa roboante dichiarazione è solo la logica conseguenza dell’altro aspetto: entrambi i gruppi coltivano l’idea di essere la sola e unica salvezza per l’umanità. Niente dubbi sul fatto di aver ragione o meno, niente incertezze riguardo alla desiderabilità di un mondo orwellianamente appiattito su una sola idea. Loro sanno. Loro ci salveranno tutti. Che noi lo si voglia o meno.
Il discorso sull’ “io-ti-salverò” – a cui, gratta gratta, si riduce anche il delirio grillico – non è solo una boutade da ex comico o la sparata di uno spin doctor megalomane. È il più puro, il più tipico discorso messianico. Io ti salverò, non hai che da affidarti a me. Io ti salverò, conosco la Verità. Ogni messianismo che si rispetti ha naturalmente il suo guru, la sua figura carismatica circonfusa da un alone più o meno sfumato di infallibilità. Per la Soka Gakkai è Daisaku Ikeda, il suo presidente. Per gli Umanisti è – era, è morto da poco – Silo, ovvero Mario Luis Rodríguez Cobos, il fondatore. E il M5S ha Grillo, più l’eminenza grigia Casaleggio dietro le spalle. L’impressione di una somiglianza tra questo e quelli – e tra le dinamiche interne del M5S e quelle di Soka e Umanisti – è forte, anzi fortissima, anzi allarmante.
Qualche differenza c’è, comunque; per esempio, non mi risulta che Ikeda o Silo abbiano mai proibito ai propri seguaci di “andare in televisione”, sotto pena di scomunica.
Un partito politico ai cui parlamentari viene messo il bavaglio da parte dello stesso leader (a tutti tranne due), cosi’ che ci sia una sola voce, la sua, e una sola testa pensante e decidente, la sua loro; un partito politico il cui leader auspica l’eliminazione di tutti gli altri partiti; un partito politico che rifiuta qualsiasi dialogo e qualsiasi mediazione e usa metodi chiaramente ricattatori (se si fa come pare a noi vi votiamo, altrimenti ciccia); un partito che pur non avendo la maggioranza assoluta pretende di agire come se l’avesse, in barba alla volonta’ dell’elettorato; una roba simile nel parlamento italiano non si era ancora vista. O forse si.
Un sentito ringraziamento a Max Gazzè per il titolo del post e per la soave ferocia di questo brano. È esattamente quello che ci vuole.









