
12 agosto 1944, 560 civili massacrati dalle SS, 116 di questi erano ragazzi e bambini, il più piccolo di 20 giorni
Par di capire che da allora non ci sia stato un gran miglioramento, da allora.
Fanculo a loro, e al politically correct, pure.
Il decreto legislativo n. 66/2010 elimina il divieto di costituire associazioni paramilitari.
«Nel maxi decreto “omnibus” n. 66/2010 intitolato Codice dell’ordinamento Militare e pubblicato come decreto legislativo (con vigore di legge dal 9 ottobre 2010) sulla Gazzetta ufficiale dell’8 maggio 2010 è contenuto l’art. 2268, che al comma n. 297 abroga il dlgs n. 43 del 14 febbraio 1948 (Divieto delle associazioni avente carattere militare). Viene così eliminato dall’ordinamento italiano il reato di banda armata punito dal decreto abrogato, che vietava di costituire o mantenere associazioni militari aventi scopi politici….
Alla denuncia di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, alcuni parlamentari italiani hanno risposto di non essersi accorti della norma abrogativa, perchè era nascosta in mezzo a moltissime altre.»
«Il trucco c’è e si vede: un provvedimento che abroga una miriade di vecchie norme inutili viene usato per camuffare la depenalizzazione di un reato gravissimo e, purtroppo, attualissimo. Chissà se il capo dello Stato, che ha regolarmente firmato anche questo decreto, se n’è accorto. L’idea si deve, oltreché al ministro della Difesa Ignazio La Russa, anche al titolare della Semplificazione normativa, il leghista Roberto Calderoli. Che cos’è venuto in mente a questi signori, fra l’altro nel pieno dei nuovi allarmi su un possibile ritorno del terrorismo, di depenalizzare le bande militari e paramilitari di stampo politico? Forse l’esistenza di un processo in corso da 14 anni a Verona a carico di politici e attivisti della Lega Nord sparsi fra il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e il Veneto, accusati di aver organizzato nel 1996 una formazione paramilitare denominata “Guardia Nazionale Padana”, con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, i guardiani della secessione. Processo che fino a qualche mese fa vedeva imputati anche Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni e altri cinque alti dirigenti che erano parlamentari all’epoca dei fatti, fra i quali naturalmente Calderoli.»
La ragione fondamentale per cui ho quasi smesso di scrivere qui è che il disgusto ha ormai da un bel po’ di tempo raggiunto e superato la soglia critica. Di fronte a un paese votato all’autodistruzione, con un governo vergognoso, un’opposizione ancora più vergognosa e un popolo assente, la sensazione di totale impotenza è soverchiante. Che scrivo a fare?
Beh, se passa questa mostruosa legge-bavaglio, questo aborto di legge che gli altri paesi guardano con sgomento – leggetevi cosa se ne dice sui giornali internazionali – forse qualche buona ragione per ricominciare a scrivere ci sarà. Come titola in prima pagina Il Fatto Quotidiano* di oggi – con testata listata a lutto – «Legge criminale per i criminali». Sintesi perfetta.
Sarà poi divertente vedere come tenteranno di impedire ai corrispondenti stranieri di scrivere sui propri giornali ciò che accade in Italia. Scommetto che sui vari Times, El Pais, Le Figaro etc spunteranno apposite pagine in italiano; e di sicuro se vorremo essere davvero informati dovremo rivolgerci alla stampa estera. Finche’ non troveranno il modo di imbrigliare la rete, ovvio. Ci hanno già provato tante volte, ci riproveranno di sicuro.
C’è un bel po’ di gente che dice che non siamo in un regime, non è vero, siamo liberi e bla bla. Se passa questa legge voglio proprio vedere chi avra’ ancora il coraggio di negarlo: un simile controllo censorio sull’informazione è da dittatura, per non parlare dei ceppi messi alla magistratura al preciso scopo di impedire quanto più possibile le indagini. Tra l’altro già eravamo messi male in quanto a libertà di stampa: come forse molti ricorderanno stavamo tra i paesi “parzialmente liberi”, se passa questa legge dove precipiteremo?
En passant, ammiro il tempismo da vecchia volpe politica di chi ha mandato alle Camere questa legge in coincidenza con l’apertura dei Mondiali. I circenses sono in piazza e il popolo bue è davanti alla tv, che tanto comunque non parla della situazione tragica di questo paese dei balocchi, quindi non c’è pericolo che qualcuno si svegli.
* L’unico quotidiano attualmente degno di essere comprato e letto. Finche’ ancora si può.
«Dettando temi e tempi della campagna elettorale la magistratura politicizzata di sinistra, i giornali e le televisioni ci hanno impedito di far conoscere l’azione buona a volte miracolosa del nostro governo»
Credo di aver visto di rado un tale capolavoro, un simile esempio di capovolgimento totale della verità fattuale compresso in una sola frase. Si lamenta dei giornali e delle televisioni, come se lui stesso non ne controllasse la maggior parte; e assieme ai soliti magistrati comunisti li accusa – e qui sta il colpo di genio – di avergli deliberatamente impedito di far conoscere agli italiani “l’azione buona a volte miracolosa” del suo governo, quando al contrario buona parte delle energie della sua banda sono rivolte proprio a chiudere gli occhi del pubblico sulla vera natura dell’operato di questo governo e del suo capintesta, diffondendo ripetute, dense e mefitiche cortine di fumo.
Come se il re nudo della fiaba accusasse nemici inesistenti di impedire al popolo di vedere i suoi vestiti.
Mi vergogno sempre piu’ di essere italiana, ogni giorno che passa. Oggi in particolare e’ tale la rabbia che prenderei al volo volentieri la possibilita’ di andarmene, se si affacciasse all’orizzonte.
Penso che la vicenda del giudice Luigi Tosti, quel giudice che da anni si batte per non avere crocifissi nelle aule giudiziarie, sia da ascrivere alle pagine piu’ nere di questo paese. Non a causa delle sue azioni, che al contrario sono encomiabili; ma per quello che il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso: visto che dalla Cassazione non ne era venuto nulla di buono, e che anzi aveva dato ragione al giudice («la presenza del crocifisso è incompatibile con il principio supremo di laicità e con i principi di uguaglianza e di libertà religiosa»>, il Csm ha pensato bene di rimuoverlo dall’ordine giudiziario. Eh gia’: cacciato, rovinato, professionalmente ucciso.
E han voglia di dire che il Csm «non doveva risolvere, e in effetti non ha risolto la questione della legittimità o meno di tenere il Crocifisso in un’aula giudiziaria». Come se non fosse chiaro come il sole quale e’ la vera ragione di quel provvedimento. Ma chi le ha pronunciate quelle parole? Il vicepresidente del Csm[*]. E chi e’ il vicepresidente del Csm? Nicola Mancino, ex democristiano di ferro. Frugando in rete si trova poi un’altra cosa interessante: sembra che la decisione di espellere Tosti sia stata presa “su conforme richiesta del procuratore generale”. Non puo’ che trattarsi del procuratore generale della Corte di Cassazione, membro di diritto del Csm. Attualmente ricopre quella carica Vitaliano Esposito, eletto un anno fa col sostegno dei membri piu’ moderati (centro-destra) del Csm, tra cui lo stesso Mancino. Ma guarda un po’. E il crocifisso non avrebbe niente a che fare con la faccenda, eh? Solo una questione disciplinare, solo di questo si tratta. Si, come no.
Il giudice Tosti tiene fede al suo nome ed e’ animato dalla tipica energia di chi sa di essere nel giusto. Ha gia’ dichiarato che fara’ ricorso prima davanti alle sezioni unite della Cassazione, e poi, se sara’ necessario, davanti alla Corte Europea. Gli auguro di uscirne intero e vincitore, che di persone come lui ce n’e’ veramente bisogno, da queste parti.
[*] Che pero’ a tutti gli effetti svolge le funzioni di presidente; si veda qui.
La prima cosa a cui ho pensato e’ stata che da certe finestre non volano solo gli anarchici.
Ma andiamo con ordine. Al gr di radiopopolare sento questa notizia: un algerino, immigrato regolare e sposato a un’italiana, e’ morto a causa delle ferite riportate dopo “essersi gettato” dalle finestre di una caserma dei Carabinieri di Genova. In molti hanno dubbi sulla reale dinamica dei fatti: Farid Aoufi era gia’ stato in carcere diverse volte, quindi non era nuovo a simili esperienze e i suoi parenti affermano che non avrebbe mai fatto una cosa del genere.
Vado su Google News per saperne qualcosa di piu’ e come prima cosa scopro che la notizia non solo non e’ in prima pagina, ma nemmeno nella pagina delle notizie italiane. Per scovarla occorre conoscerla gia’ e fare una ricerca specifica. Eh vabbe’, chissenefrega di un “marocchino” che muore, mica e’ una notizia, no?
Cercando trovo questo articolo. Ci si trova qualche dettaglio sui precedenti di Farid:
«Numerosi i precedenti penali di Farid Aoufi, tra cui una condanna nel 1989 per omicidio volontario in danno di un connazionale per il quale aveva anche trascorso un anno nell’ospedale psichiatrico militare di Montelupo Fiorentino. Gli altri precedenti sono per rapina, ricettazione, furto e porto abusivo d’arma.»
Mah… gettarsi da 10 metri con le mani legate e’ un suicidio, non un tentativo di fuga, ma uno con quei precedenti non mi sembra tipo da farsi prendere dal panico perche’ e’ stato arrestato o da tentare il suicidio. Ah, pero’, ospedale psichiatrico, magari allora aveva qualche rotella fuori posto… ma i suoi familiari dicono che non avrebbe mai fatto una cosa simile… boh.
Ma c’e’ dell’altro: la dinamica degli eventi secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri della caserma in cui e’ avvenuto il fatto. Vediamo un po’…
«L’uomo è stato ammanettato con le mani dietro la schiena e portato nella vicina Stazione Carabinieri ‘Maddalena’. Alle 17,30 le sue mani sono state liberate e nuovamente ammanettate frontalmente così da consentirgli di firmare il modulo multilingue in cui sono stati annotati i suoi dati personali.
In questa fase, sempre secondo quanto riferito dai militari, il 46nne si è precipitato verso una finestra che si trovava alla destra della scrivania di fronte alla quale era seduto, ha fatto scattare la serratura e si è gettato nel vuoto precipitando per dieci metri.»
Immagino la scena: a Farid vengono tolte e rimesse le manette (quindi doveva esserci almeno un carabiniere accanto a lui, oltre all’ufficiale che probabilmente aveva compilato il modulo). Con le mani bloccate in questo modo, Farid riesce ad alzarsi dalla sedia, andare verso la finestra, aprirla e salire sul davanzale (non deve essere comodo, con le mani impedite in quel modo) e infine gettarsi di sotto, il tutto senza che nessuno dei presenti nella stanza abbia il tempo di bloccarlo.
Boh. A me non quadra mica, eh. E’ proprio una questione di tempistica, ecco. Anche senza le altre considerazioni.
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E gia’ che ci sono, sempre a proposito di forze dell’ordine, segnalo pure un altro pestaggio ai danni degli studenti che protestano:
Mi sono guardata attorno: c’erano studenti che piangevano. Una ragazza si teneva la testa, un’altra si toccava il braccio dolorante. Un ragazzo perdeva sangue dalla testa. E tutto questo per aver cercato di scavalcare i tornelli e tentare di bloccare, simbolicamente, i binari di dei treni. Una decisione che gli studenti dell’Onda avevano preso almeno un’ora prima di raggiungere la stazione Ostiense. Lo avevamo capito noi giornalisti quando abbiamo visto i leader della protesta che concordavano il percorso con i dirigenti delle forze dell’ordine e ci sembrava impossibile che non lo avessero capito anche loro.
Eppure, all’ingresso della stazione, gli agenti si sono schierati ai lati dell’edificio. Quasi ad attendere che gli studenti entrassero per poter poi intervenire.
Esattamente vent’anni fa, il 26 settembre 1988, veniva ucciso Mauro Rostagno.
Confesso che l’invito di Silviu’ a ricordarlo mi ha colto impreparata: non so molto del suo caso, non lo avevo mai approfondito, pensavo si trattasse di un semplice delitto di mafia, dovuto all’impegno di Mauro come giornalista per la tv locale RTC, dalla quale denunciava quotidianamente malaffare, collusioni, etc. Leggendo qua e la’, pero’, emerge una realta’ ben piu’ complessa. Riporto integralmente il post che Silviu’ linkava nei commenti:
Il procuratore di Palermo Antonio Ingroia parla di “convergenza di interessi : la mafia è solo una delle entità coinvolte nel delitto dell’ex leader del ’68, fondatore di Lotta continua, giornalista antimafia direttore della tv siciliana “Rtc” e fondatore insieme alla sua compagna Chicca Roveri e a Francesco Cardella della comunità di recupero tossici Shaman. “Dimenticanze, anomalie, negligenze, episodi devianti, addirittura possibili depistaggi” che hanno dell’incredibile sostiene A. Ingroia. Nelle sue inchieste sul caso Rostagno infatti emergono collegamenti con l’omicidio di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin [20 marzo 1994], uccisi in Somalia dopo aver scoperto un traffico d’armi fra Italia e il Corno d’Africa durante la guerra civile, quando con il pretesto della cooperazione il nostro Paese inviava anche le armi. Mauro Rostagno avrebbe filmato, secondo testimonianze rese e attendibili, certi atterraggi negli aereoporti trapanesi di Gladio dai quali sarebbero state scaricate armi destinate alla Somalia e all’ex Yugoslavia. Le cassette vhs le avrebbe depositate in redazione (della sua tv) e sarebbe corso a Palermo da Giovanni Falcone per parlargli a quattr’occhi di fatti molto scottanti….ma queste cassette secondo la testimonianza dei familiari cameramen e giornalisti…”sparirono misteriosamente la sera del delitto dopo la perquisizione dei carabinieri”. In seguito fu proprio l’arma a scartare l’ipotesi più attendibile ad oggi, Mafia, e spostarono il tutto su ragioni di spaccio interno alla comunità…ma più tardi si scoperse che il fucile usato per l’esecuzione di Rostagno aveva già ammazzato più volte…e faceva parte dell’arsenale di Cosa Nostra…Gli investigatori legano ciò a piste riguardanti la massoneria deviata… Rostagno aveva scoperto che si erano svolte cene fra Licio Gelli (capo “ufficiale” della loggia P2) e due boss di primo piano… Nell’88, quando M. Rostagno fu ucciso i carabinieri sapevano che il giornalista era al corrente di questi segreti… ma insistettero sul piccolo spaccio all’interno della Comunità Shaman… ma ora il fucile dell’esecuzione sembra essere esploso fra le mani…e l’inchiesta prosegue..
Estratto da Left n. 37 12-09-2008
Sui collegamenti tra l’omicidio di Rostagno e quello della Alpi si puo’ leggere questo articolo.
Al traffico d’armi internazionale e’ legata anche l’incredibile vicenda della Moby Prince, lasciata bruciare poco fuori del porto di Livorno con tutti i passeggeri a bordo senza che fossero inviati soccorsi (una dettagliata cronologia degli avvenimenti di quel 10 aprile 1991).
Tra le navi in movimento la sera dell’incidente potrebbe esserci anche il 21 Octobar II, un peschereccio che qualche anno dopo comparirà in un’inchiesta per traffico d’armi con la Somalia (la stessa inchiesta alla quale lavorava la giornalista uccisa Ilaria Alpi).
E, guarda caso, anche su questa vicenda, come su quelle di Ilaria Alpi e Mauro Rostagno, non e’ mai stata fatta chiarezza.
(P.s.: grazie a Feanor per l’hint sul collegamento con la Moby Prince e per il link alla cronologia)
Ci sono alcune storie che non andrebbero mai messe da parte, mai poste sotto silenzio, mai dimenticate. Una di queste e’ certamente la storia di Abou ElKassim Britel, di cui avevo gia’ brevemente parlato in passato e il cui banner campeggia qui a fianco. Dato che ci sono un paio di novita’, mi pare il momento buono per rinfrescarci la memoria.
Kassim, come si legge nel blog della moglie, e’ «un cittadino italiano che, dal marzo 2002, ha subito arresti illegali, detenzioni in segreto, extraordinary renditions, torture fisiche e psicologiche, interrogatori violenti, processo iniquo e viziato, carcere duro, anni di indagine conclusa con l’archiviazione, speranze, aspettative, delusioni. INNOCENTE ma sempre detenuto e lo resterà sino a settembre 2012 se… non otterrà la giustizia che gli spetta e che gli viene negata.»
Il 24 luglio 33 deputati del Pd hanno presentato un’interpellanza urgente – l’ennesima – ai ministri degli Esteri, della Giustizia e degli Interni, sul caso di Kassim. La risposta del governo e’ arrivata per bocca del sottosegretario all’Universita’ e alla Ricerca Giuseppe Pizza. Visto che non si capisce a che titolo un sottosegretario di un dicastero che non c’entra nulla col caso in questione risponda a nome del governo, l’impressione e’ quella di uno schiaffo in faccia, di un messaggio tra le righe: “Non ce ne frega un accidente di Kassim”. E in effetti il contenuto della risposta – generico, falsamente rassicurante, con la vaghezza di chi non ha alcuna intenzione di impegnarsi – non dice nulla, tenendo pero pero’ a precisare che Kassim «e’ ben assistito dalla nostra rappresentanza consolare» (cfr. servizi di radiopopolare dedicati alla questione).
Nell’interpellanza era anche contenuta la richiesta che il governo si muovesse per chiedere al re del Marocco la grazia per Kassim. Non so se cio’ sia stato fatto, ne dubito. In ogni caso il 30 luglio il re Mohammed VI ha concesso 1030 grazie, fra le quali non c’e’ Kassim. E cosi’ un’altra speranza va in fumo.
Io continuo a chiedermi perche’ ci si accanisca cosi’ tanto su di lui, perche’ un uomo innocente e palesemente capitato per sbaglio tra le maglie della “giustizia” (si fa per dire, visto quello che ha passato) debba continuare a subire tutto questo.
Mi chiedo anche dove sua moglie Khadija trovi la forza per andare avanti, perche’ di sicuro ce ne e’ voluta tanta, di forza, in questi anni, per sopportare questa situazione assurda. E di altra forza avra’ bisogno in futuro, e proprio per questo di Kassim dobbiamo continuare a ricordarci. Almeno finche’ non lo vedremo scendere da un aereo proveniente dal Marocco, finalmente libero.