Caro Totò, avevi torto. La morte non è “una livella”. Non appiana un bel niente. Non ci restituisce alcuna giustizia.
Altrimenti, al cimitero, troveremmo queste due lapidi:
“Qui giace Agnese Borsellino, donna straordinaria e coraggiosa, che per tutta la vita cercò la verità”.
“Qui giace Giulio Andreotti che per tutta la vita nascose la verità”.
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Lapidi
Atti di guerra
(…) E se dicessimo: il gesto di Pistorius, come quello di migliaia di maschi che uccidono la loro compagna, a botte, col veleno, con il gas, con l’arma da fuoco, ecc., è un atto di guerra. Guerra contro chi? Contro il genere.
(…) Gender-bender, genere che si piega, assume una piega. Considerando un vecchio termine che era usato anche in italiano: invertito, e che in inglese suonava con bent, piegato. Era la parola dominante che si usava da ragazzini per indicare un omosessuale, e aveva certo una connotazione spregiativa, benché educata, che il movimento queer ha ripiegato, a sua volta, trasformandola da definizione in azione, gesto di liberazione. Questa liberazione del genere ha prodotto due reazioni totalmente diverse tra la maggioranza degli uomini e la maggioranza delle donne. Tra gli uomini è cresciuta l’inquietudine omofoba, il senso della minaccia di un genere ottusamente legato alle ideologie eroiche della guerra. Tra le donne un senso di accoglienza per non essere più sole nella quotidiana battaglia per il riconoscimento.
Se partiamo da quest’orizzonte forse riusciamo a capire che Pistorius ha compiuto uno dei tanti gesti di guerra tipicamente maschile, che ciò non ha niente a che fare con il bisogno di razionalità che invece, e qui sarò maledettamente cinico, concerne le protesi che da sempre l’umanità maschile eterosessuale ha usato per vincere. Che tanto hanno di razionale, tanto di controllante nei confronti di un mondo da soggiogare a rischio della nostra stessa distruzione di massa.
Il resto qui.
C’è poco da ridere
Quella che Grillo sogna – o che Casaleggio gli fa sognare – è una dittatura carismatica androcratica*, in cui si salvano le apparenze di democrazia, verso l’esterno, mentre all’interno si controlla col pugno di ferro, senza lasciare spazio ai singoli, che devono viaggiare nel solco tracciato come tanti bravi soldatini. Soprattutto le donne.
L’ultima prova – se ne servissero altre – è la grottesca vicenda del video in cui dui consiglieri del M5S bolognese, Marco Piazza e Massimo Bugani, illustrano l’attività svolta, senza mai citare la collega Federica Salsi (quella “scomunicata” da Grillo). I due ammettono candidamente, come se fosse la cosa più normale del mondo, che il video non sarebbe stato pubblicato sul blog di Grillo, se avessero citato anche la Salsi. D’altra parte lasciarla fuori non deve essere stato difficile, per i due soggetti, se sono veri i commenti in fuori onda attribuiti a loro (“Il mestiere rimane…” “Puttana era e puttana rimane!”).
Vale la pena ricordare che la vicenda Salsi era cominciata con un attacco misogino dello stesso Grillo alla Salsi – la famosa faccenda del punto G – rea solo di essere andata a Ballarò. Hai voglia poi ad accusare di neopuritanesimo, Beppe; quello è il più classico linguaggio maschilista: violento e offensivo, irrisorio e sminuente nei confronti delle donne (a meno che anche gli uomini non abbiano il punto G…). Agli altri grillini “problematici” – maschi – almeno gli insulti di genere vengono risparmiati.
Fa paura osservare l’evoluzione del M5S in questa direzione. Le premesse erano di tutt’altra natura (anche se una tendenza all’accentramento carismatico era presente fin da principio, e non poteva essere altrimenti, vista la figura del fondatore e leader**). Fa ancor più paura vedere come moltissimi sostenitori non riescano a sganciarsene mentalmente – è il solito vecchio problema: ammettere che si è preso un grosso granchio fa male, ci fa sentire stupidi, perciò la psiche cerca di compensare, di trovare giustificazioni, di vedere il lato buono e così via. Personalmente, credo che il malato sia incurabile, a meno di non trapiantargli una testa nuova. Con Grilloleggio non vedo sbocchi.
* A proposito di androcrazia, ne approfitto per consigliare caldamente la lettura de “Il Calice e la Spada”, di Riane Eisler. Uno dei pochi libri per cui si può davvero affermare: dopo questo libro il mondo per voi non sarà più lo stesso.
** Almeno di quello di facciata. Su chi sta dietro, si veda qui.
Dalla parte sbagliata di ogni confine
Secondo me Miguel da’ il suo meglio quando racconta storie. Ha appena terminato di raccontarne una, a puntate, e voglio segnalarla perche’, nella sua apparente semplicita’, mi sembra molto bella. E’ un piccolo frammento della storia – vera – di Reska, «di volta in volta clandestina, musslimana, donna, mendicante, albanese, serba, zingara, jugoslava, zoppa, kosovara e quasi analfabeta».
Comincia qui, al termine di ciascuna puntata trovate il link a quella successiva. Buona lettura.
Sparate
Il bello – cioe’ il brutto – e’ che non ho inventato niente. E c’e’ dell’altro, tipo l’ora di religione obbligatoria, le quote di immigranti per classe e via dicendo.
Modesta, dice che due anni fa rinuncio’ al seggio di deputato – nelle liste di Alleanza Nazionale – e mantenne il suo incarico regionale, perche’ «credo sia giusto non depauperare il territorio delle sue intelligenze».
E quando comincia a parlare non si ferma più. «Mi succede se sono preparata. Sennò sto zitta, perché le figuracce sono indelebili».





Quelle di Sabina sono 




