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Archivi categoria: disinformazione

Quel che c’è sotto

Nuova scossa di terremoto di magnitudo 4.5 in Romagna, al largo di Ravenna. Non c’è “nessun collegamento” con la tremenda sequenza sismica in atto in Emilia, si affrettano a rassicurare.

Un collegamento invece ci sarebbe. Si chiama re-iniezione. Leggetevi per bene questo lungo post di Maria Rita D’Orsogna (grazie a Debora Billi che l’ha segnalato), ne vale davvero la pena.

«Scientists have linked these disposal wells to earthquakes since as early as the 1960s. The injections can induce seismicity by changing pressure and adding lubrication along faults.»

Concessione Cavone 014 – Mirandola

(A proposito di questa zona, e dei cosiddetti fenomeni di “liquefazione” a Cavezzo, io, fossi nei residenti, chiederei a gran voce un’analisi chimica della porcheria che sgorga dal terreno, tanto per sicurezza, eh)

Concessione Angelina 001 – Ravenna Mare

 

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L’Opera dei Pupi

Dunque, vediamo: scoprono dove si trova Bin Laden, anzichè catturarlo e spremergli tutto ciò che sa – e deve essere tanto – lo uccidono quasi a sangue freddo, poi si sbarazzano del corpo gettandolo a mare, invece di mostrarlo a tutto il mondo come prova dell’avvenuta fine dello “Sceicco del terrore”. Niente foto, niente filmati della cattura. E già qui c’è materiale in abbondanza per farsi venire più di un dubbio.

Ora la Casa Bianca rilascia alcuni video – a loro detta trovati nell’edificio in cui si rifugiava – che sono palesemente falsi. Se quello è Bin laden, io sono la regina Vittoria. Potete vederli qui.

Nel primo un presunto Osama si guarda in tv i video di quando era giovane. Basta osservarne il naso per capire che non è lui. Qui si vede meglio: al minuto 0:51 lo si vede per pochissimo di profilo. Il naso di Bin Laden è più lungo. Il secondo video ritrae un presunto Osama più giovane, con ancora la barba nera. Peccato che si tratti di un sosia. Gli occhi sono più piccoli e meno distanziati di quelli del vero Bin Laden.

Che senso ha tutto questo teatrino?

 

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E opplà!

«Dettando temi e tempi della campagna elettorale la magistratura politicizzata di sinistra, i giornali e le televisioni ci hanno impedito di far conoscere l’azione buona a volte miracolosa del nostro governo»

Credo di aver visto di rado un tale capolavoro, un simile esempio di capovolgimento totale della verità fattuale compresso in una sola frase. Si lamenta dei giornali e delle televisioni, come se lui stesso non ne controllasse la maggior parte; e assieme ai soliti magistrati comunisti li accusa – e qui sta il colpo di genio – di avergli deliberatamente impedito di far conoscere agli italiani “l’azione buona a volte miracolosa” del suo governo, quando al contrario buona parte delle energie della sua banda sono rivolte proprio a chiudere gli occhi del pubblico sulla vera natura dell’operato di questo governo e del suo capintesta, diffondendo ripetute, dense e mefitiche cortine di fumo.

Come se il re nudo della fiaba accusasse nemici inesistenti di impedire al popolo di vedere i suoi vestiti.

 

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Precedenti illustri

Quando bastano poche righe per dire molto: micro-post di Piero Ricca fatto solo di un paio di citazioni [e un video, che pero' e' comparso dopo, quando ho scritto il post non c'era].

“E’ in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia.”
Benito Mussolini, 1932

“Gli ebrei alimentano una campagna d’odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non è sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco.”
Adolf Hitler, 1933

 

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Liberi?

banner_roma468Volevo spendere un post – che di questi tempi me ne avanzano parecchi inutilizzati – per segnalare la manifestazione in programma per sabato 19 settembre a Roma, Liberi di non credere, organizzata dalla UAAR.
In un paese come il nostro,

«dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche»

manifestazioni del genere sono una boccata d’ossigeno. Di sicuro se fossi dalle parti di Roma ci andrei.

Poi, ascoltando la solita radiopopolare, ho scoperto (ok, l’ho detto che ultimamente leggo poco, eh?) che il 19 a Roma di manifestazione avrebbe dovuto essercene un’altra, anche questa a tutela di una libertà. Era infatti prevista una manifestazione nazionale in difesa della libertà di stampa, e a giudicare dal numero e dalla qualità di adesioni sarebbe risultata massiccia.

E poi cosa è successo? È successo che un paio di blindati italiani sono saltati in aria a Kabul, durante un attentato, uno dei tanti. Sei morti tra i militari italiani, un tot di altri morti e un fottio di feriti tra i civili – ma questi sono meno importanti – e tutta la classe politica italiana che si sgola ad esprimere il proprio cordoglio (ma in pochissimi a dire “torniamocene a casa”, e tra questi non c’è il PD). Capita, se fai parte della forza di occupazione in un paese che non ti vuole e che fa di tutto per ricacciarti via. È una cosa che ci si può aspettare, no?

E che fa la FNSI, a due giorni dalla manifestazione, quando tutto è stato organizzato e si profila un successone? La annulla. Perchè? Il comunicato della FNSI è un capolavoro di giornalismo peloso, pare scritto da Vespa:

Decisione presa, informa la Fnsi, “con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile”. “In un momento tragico come questo – si legge in una nota dei promotori della manifestazione- ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono morti  dell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie,  alle forze armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunità in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia. I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare  compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarietà e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’ informazione che dia sempre voce alle ansie, alle speranze, alle idee di tutti.”

Ora, io mi chiedo, che diavolo c’entra una manifestazione per la libertà di stampa con un attentato a Kabul? In che modo il suo svolgimento contrasterebbe con la dichiarata volontà di sostenere “un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale”? Non sarebbe logica, piuttosto, la reazione contraria? Andare tutti in piazza a sostenere la libertà di stampa anche contro chi vorrebbe metterle il bavaglio con la violenza? E quei giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare  compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo”, non dovrebbero forse essere contenti di andare a manifestare in piazza anche per quanto appena avvenuto, se davvero credono in quello che dichiarano? Dove sta la logica, nell’imbavagliarsi da soli quando si dovrebbe protestare contro i bavagli imposti?

L’impressione è che sia stata colta al volo l’occasione per annullare una manifestazione che avrebbe dato dispiaceri a molti, in alto loco. Questo significa che tra gli stessi giornalisti italiani la volontà di difendere la propria libertà – e, assieme, la libertà dei cittadini di essere informati davvero – è ormai ridotta al lumicino.

La cosa più divertente – più triste, in realtà – è che invece il campionato di calcio non si ferma affatto. Un minuto di silenzio prima delle partite, il lutto al braccio e buonanotte. Non avrebbero potuto pensare a qualcosa del genere anche per la manifestazione di Roma? No, eh? Meglio annullarla. Forse perchè a un pò di gente avrebbe rovinato la digestione il fatto di manifestare per la libertà di stampa – e di parola e di pensiero, che alla fine è sempre la stessa zuppa, che si tratti di informazione o di credo religioso – con alle spalle sei morti di una guerra non dichiarata e in cui il ruolo dell’Italia e’ chiarissimo, ma non si può dire, non lo si può chiamare con il proprio nome, va chiamata “missione di pace” e guai a chi devia dalla linea.

Ora spero solo che alla UAAR non si facciano intimidire e non decidano una mossa analoga. Che almeno un lumicino di speranza rimanga, in questo cristianissimo paese dimenticato da Dio.

 

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Uno schifo di paese

Non e’ gran che come titolo, lo so, ma in questi giorni – e da un bel pezzo – non mi viene altro.

Che dovrei pensare di un paese in cui si mette per iscritto – sotto forma di legge vincolante per tutti – la volonta’ di una lobby di teogerontocrati che “difendono” solo i diritti dei non vivi (embrioni, feti, persone clinicamente morte) e di quelli dei vivi se ne impippano? che dicono di credere che dopo  la morte si vada dritti nelle braccia del Padre, ma dimostrano di voler ritardare quanto piu’ possibile il sospirato ritorno?

La legge sul testamento biologico che rischia di essere approvata tra breve e’ un abominio, una roba che fa accapponare la pelle: in sostanza ti danno la possibilita’ di scriverti il tuo bravo testamento biologico (ma davanti a un notaio, senno’ non vale), ma poi delle tue volonta’ se ne possono pure sbattere: in primo luogo negando che alimentazione e idratazione artificiale siano trattamenti terapeutici (sono, dice, «atti eticamente e deontologicamente dovuti», ovvero «forme di sostegno vitale, necessarie e fisiologicamente indirizzate ad alleviare le sofferenze del soggetto in stato terminale e la cui sospensione configurerebbe un’ipotesi di eutanasia passiva»); e tanti saluti alle future Eluana: puoi pure pensare che tu non vuoi a nessun costo passare 17 anni della tua “vita” in quelle condizioni, ma non puoi metterlo per iscritto («l’idratazione e l’alimentazione artificiale, in quanto forme di sostegno vitale, non possono formare oggetto di dichiarazioni anticipate»); e non ci potra’ essere piu’ nessun Beppino a combattere per te, perche’ interrompere alimentazione e idratazione sara’ considerato illegale, punto. Poi c’e’ l’articolo 8, che «garantisce al medico la possibilità di disattendere la Dat, sentito il fiduciario, qualora non siano più corrispondenti gli sviluppi delle conoscenze tecnico – scientifiche e terapeutiche, motivando la decisione della cartella clinica». Se dovessero sorgere contrasti tra medico curante e fiduciario (ah  gia’, bisogna anche nominare un fiduciario…), sara’ un collegio di medici ad esprimersi. Il loro parere, pero’, «non è vincolante per il medico curante, il quale non sarà tenuto a porre in essere personalmente prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico». Insomma, spunteranno gli obiettori di coscienza anche qui. E tanti saluti all’autodeterminazione e alle tue volonta’. La legge sul testamento biologico si riduce a un: “Tu di’ pure quello che vorresti, poi ci pensiamo noi”.

Io non riesco nemmeno a concepire una ragione laica per la quale si debba considerare reato il suicidio: per me non dovrebbe esserci sovranita’ piu’ inviolabile che quella sul proprio corpo, l’unico vero possesso che abbiamo. E mi ritrovo a vivere in un posto in cui, se passa questa legge, non mi sara’ piu’ neppure permesso di morire quando la natura avra’ deciso che e’ tempo; un posto in cui si legifera sulla mia pelle secondo i presunti [1] dettami di un dio in cui non credo.

L’aspirazione a governare corpo e anima e’ propria dei monarchi assoluti; ed e’ proprio qui che si rivela la vera natura – quantomeno psicologica, wannabe – di questa classe dirigente (politici + chiesa), il suo modello ideale. Spossessare una persona della sovranita’ su se stessa, sulla propria vita, sul proprio corpo, significa farne un suddito, che lo sappia o meno. Ma se non lo sa e’ meglio.

E cosa volete che sappiano, gli italiani? Se ne sono accorti, forse, di quello che gli e’ successo in casa solo pochi giorni fa e che ha trovato ben maggiore eco sui media mondiali che non su quelli nostrani? Sto parlando della condanna di Mills, l’ex avvocato di Berlusconi, naturalmente. L’ International Herald Tribune – beata ingenuita’ – si stupisce che la notizia «non abbia meritato l’apertura dei telegiornali serali italiani» – eh eh, buona questa – «monopolizzati dalle dimissioni di Walter Veltroni da segretario del Partito Democratico dopo la sconfitta alle elezioni in Sardegna di Renato Soru». Con l’aria del bimbo che dice “Il Re e’ nudo”, scrive pure «Più Berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più italiani sembrano ammirarlo». “Sembrano”..? “Sembra” che il nanopremier sia appena riuscito a far eleggere un tizio – come si chiama? – a presidente della Sardegna e “sembra” che i sardi – i sardi, dio che tristezza – abbiano preferito questo tizio – ma com’e’ che si chiama? – a Soru. “Sembra”.

E’ che c’hanno da guardare Sanremo, capiteli.

E a proposito di Sanremo – che l’ “ideologico quotidiano” e’ fondamentale, eh, altro che intrattenimento – ieri sera hanno fatto vincere, tra le nuove proposte, un vero e proprio simbolo, anche se involontario: la canzone si intitola “Sincerita’” e lei e’ il personaggio piu’  falso, costruito e teatrale che si sia mai visto in giro [2].

Ora manca solo che stasera facciano vincere Povia [3]- con quella bella canzoncina che e’ il bignamino perfetto di tutti i luoghi comuni piu’ beceri sui gay [4]- e si potra’ dire che in fondo gli italiani lo hanno votato e quindi la pensano davvero cosi’, e che male c’e’ a dirlo, allora?


[1] Ce li vorrei vedere, al cospetto del Superiore, a giustificare la propria volonta’ di trattenere quanto piu’ possibile sulla terra i suoi figli, anziche’ lasciare che tornino a Lui…

[2] Nessun essere umano adulto si mette davvero in quella posizione, col ditino accanto al labbro, dai.

[3] Chiaro come il sole che si tratta di uno scandaletto costruito a tavolino per attirare l’attenzione dei media, e c’e’ riuscito eccome.

[4] L’amore materno soffocante, il padre debole e assente, le relazioni omosessuali che “credevo fosse amore” e invece era solo sesso, l’incontro con “quella giusta” (“e’ gay perche’ non ha ancora trovato quella giusta”, ma anche le amiche con la sindrome dell’ “io ti salvero’”…)

 

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Stupro di gruppo

[Quello che segue e' solo una parte di un lungo articolo di Giuseppe Genna su carmillaonline. I grassetti sono miei. L'articolo e' dell'8 febbraio; nel frattempo Eluana e' morta e lo scempio sul suo corpo - sul suo cadavere - continua, dando una connotazione ancora piu' cupa, funebre, nera - in piu' di un'accezione - alle manovre di questo governo. L'immagine e' di Betty Moore, di cui consiglio l'acidissimo e giustamente incazzato post]

malvestita_pro_lifebLo stupro politico
Ciò che sta avvenendo in queste ore già definite drammatiche per l’Italia: è un colpo di Stato, o perlomeno una discontinuità, un evento politico che chiude la parentesi iniziatasi nel 1992/93.
Fino a venerdì, quando ha deciso lo strappo istituzionale più grave della storia della Repubblica, il premier Berlusconi aveva enunciato una sua posizione personale sul caso Englaro (già questa oscenità giornalistica andrebbe ricondotta a silenzio: “il caso Englaro”, “il caso Cogne”, “il caso Meredith” – questa morbosità spalmata sui lobi cerebrali della nazione, che se li fa spalmare volentieri…). La posizione del premier Berlusconi era di totale incertezza, di solidarietà con Beppino Englaro, di empatia con l’ambiguità terribile del momento e della scelta. Confesso che le sue dichiarazioni umane, discrete, finite per una volta in minimi trafiletti e non in obbrobriose paginate, costituiscono per me l’unico momento, in quasi un ventennio, in cui Silvio Berlusconi mi è parso umanamente comprensibile, tremulo – e quindi virtuoso. La sensazione di simpatia non ha avuto il tempo di durare.
Il premier ha scelto di muoversi politicamente sfruttando il corpo privo di coscienza di Eluana Englaro: ha, cioè, scelto di muoversi antipoliticamente. Ha sfruttato l’emotività amplificata dai media intorno al corpo di Eluana Englaro per scatenare la tempesta perfetta di una lacerante mossa di scacchi: la mossa di fare saltare la scacchiera tutta della politica, intesa nell’accezione istituzionale.
Non fosse chiaro quanto è successo, tento di riassumerne i momenti cardinali e le motivazioni sottaciute, enunciate invece alla nazione con spudoratezza mussoliniana, come ricorda il fondo di Eugenio Scalfari su La Repubblica di oggi:
- Improvvisamente, mutando opinione e rompendo la discrezione che aveva mantenuto fino a quel momento, Berlusconi convoca il consiglio dei ministri affinché emani un decreto legge di applicazione immediata per interrompere il protocollo che porterà il corpo incosciente di Eluana a una morte naturale. Il decreto legge è uno strumento straordinario e, in quanto tale, deve essere approvato dal Presidente della Repubblica, poiché esso scavalca, per presupposti di urgenza ma anche di opportunità, il lavoro del Parlamento. Prima di emettere un decreto legge, che cioè diventa legge dello Stato senza essere votato dai rappresentanti del popolo, esistono contatti con la Presidenza dello Stato, onde evitare conflitti ai più alti livelli istituzionali. Tali contatti, parzialmente riservati, hanno al proprio centro il parere del Capo dello Stato: il quale, rispetto al decreto legge in questione, avanza le sue perplessità di anticostituzionalità e anticipa in una lettera privata, indirizzata al premier, che non firmerà il decreto in questione.
Questo è il momento in cui, sfruttando lo stato emotivo confusionale del Paese, Berlusconi decide di compiere la sua istantanea, fulminea marcia su Roma: al di fuori da ogni protocollo, rende pubblica e commenta, con un’interpretazione assolutamente deviante, la lettera inviatagli da Napolitano. Attraverso negazione, evoca l’improponibile spettro dell’impeachment nei confronti del Capo dello Stato. Non può più fare il decreto legge, passerà per il Parlamento: in tre giorni la legge sarà fatta – l’arco di tempo in cui il Cristo ci mise a risorgere, secondo i credenti.
- La ragione centrale di un’eventuale discussione parlamentare, che viene relegata sullo sfondo e dimenticata, è che si tratta di materia complessa eticamente e dunque politicamente, già al vaglio delle Commissioni e in discussione alle Camere: si tratta di stabilire una regolamentazione della materia che si riassume come “testamento biologico”. Da questo momento, il Parlamento, composto da una maggioranza che obbedisce soldatescamente alle disposizioni del premier voluto dagli italiani, è esentato da quel dibattito complesso e decisivo, che viene stracciato, abbandonato, silenziato. Si voterà il decreto legge urgentemente.
Questo è il momento in cui, secondo le categorie classiche, la democrazia si trasforma in demagogia: si attua uno stupro nei confronti della democrazia. La Repubblica è stuprata.
- In pari tempo, e del tutto coerentemente, il premier non smette di attaccare il Capo dello Stato e arriva a mettere in discussione una Costituzione che è riconosciutamente un modello di equilibratezza. Lo fa con due argomenti: la Costituzione gli limita i poteri, perché se lui vuole decidere con urgenza e non convocare le Camere, vuole poterlo fare e la Costituzione invece gli mette i bastoni tra le ruote, regolamentando i processi attuativi, riportandoli nella logica saggia e democratica del contrappeso tra poteri, impedendo così una deriva da caudillo al governo dell’Italia; il secondo argomento, tutto mediatico, giocato sulla menzogna storica, è che la Costituzione sarebbe stata influenzata da padri fondatori ideologizzati, in particolare da comunisti che guardavano all’Unione Sovietica, e, nel condizionamento mediale che va avanti per slogan a effetto, ciò viene espresso con la sintesi che “La Costituzione è filosovietica”, il che fa saltare le premesse di ogni plausibile sillogismo, agendo sulla componente irrazionale di metà di un popolo che tale non è mai diventato. Poiché la Costituzione sarebbe vecchia e comunista (quando è invece modernissima, presa a esempio da altre nazioni, e fu elaborata proprio prescindendo dai possibili ideologismi del tempo, che ne avrebbero condizionato la durata e la validità, secondo tutte le testimonianze storiche che sono pubblicamente consultabili), Berlusconi annuncia che vuole riformare la Costituzione, avendo tuttavia giurato su di essa. E’ il rischio che si paventava da anni e che si realizza ora, sfruttando il corpo e il sangue di Eluana Englaro come un’occasione disumana per realizzare un progetto politico che data da lungo tempo.
- Messo all’angolo il Capo dello Stato, approfittando di un’opposizione incapace di schierare masse che appunto si oppongano a una decisione e un proposito di inaudita gravità, cavalcando l’assenza di percezione collettiva rispetto al baratro in cui viene di colpo a trovarsi la Repubblica, Berlusconi salda un’indegna allenza con il Vaticano, ben al di là dei Patti che governano i rapporti tra i due Stati. La chiesa cattolica, per bocca dei suoi esponenti e per atti mediatici dei suoi sostenitori più integralisti, sulla vita artificiale di Eluana Englaro ha montato una deriva mediatica di inarginabile potenza. La politicizzazione della chiesa cattolica è esplicita, al di là delle ragioni morali che saranno qui sotto discusse. E’ un debordare delle politiche vaticane al di là dei confini statuali, è una metastasi ideologica che, se di per sé si pone come anti-liberista, va a congiungersi con la componente politica italiana più liberista della storia repubblicana. E’ un pressing che era garantito da quello che Pasolini definiva “clerico-fascismo” nei decenni andati, e che oggi si ripresenta geneticamente mutato: la chiesa cattolica si allea con un premier massone (una volta iniziati alla massoneria, si resta massoni a vita), a un gruppo di divorziati che partecipano al Family-Day, a una componente tecnocratica della vita politica di uno Stato laico ed estero. A questa chiesa cattolica, il premier risponde “sì”: non mistiche nozze. Si dà una giunzione di nuova specie, per nulla corrispondente al sondabile legame che strinse la stessa chiesa alla DC nel corso della Prima Repubblica.
- Berlusconi utilizza una pressione personale e mediatica sul corpo e il sangue di Eluana Englaro e addirittura sul padre di lei. Afferma cose gravissime, infondate dal punto di vista clinico, raccapriccianti per qualunque popolazione: “Potrebbe avere un figlio”, evocando propriamente lo stupro necrofilo di un film di Almodovar o di Tarantino e, al contempo, una concezione dei diritti della donna che viene sottesa non tanto subliminalmente, e che dovrebbe portare immediatamente in piazza la metà femminile e la parte maschile libertaria di questo Paese, per protestare. “Ha il ciclo mestruale” rincara il premier con modalità che valicano lo splatter. Enuncia giudizi insostenibili sul padre di Eluana Englaro e subito a Udine appare la scritta “Peppino boia”. Una vedova di Nassirya dice che Eluana Englaro sorride e non è vero. Il neurologo Giuliano Dolce assicura che Eluana Englaro è in grado di deglutire e non è vero. Il premier, in pratica, mette in moto l’oscenità della disinformazione su larga scala. Sfrutta l’emotività come ogni populismo che corra dritto verso la legittimazione di una dittatura ha fatto.
La verità è stuprata.
- Con il decreto legge, il premier avrebbe reso vana una sentenza della Magistratura, potere che per Costituzione è indipendente dall’Esecutivo. E’ un tema che accompagna dal 1992-93 la vita politica di Berlusconi. La Magistratura controllata dal governo è uno dei capisaldi del Piano di Rinascita Democratica elaborato da Licio Gelli, gran maestro della loggia eversiva P2. Punto per punto, Berlusconi ha realizzato in quindici anni quel piano. Si trova all’ultimo ostacolo: rendere vani i contrappesi istituzionali, arrivare a un presidenzialismo che, di fatto, è una dittatura solo apparentemente morbida. Ciò che è osceno è che questo allucinante progetto politico non passi al vaglio delle coscienze democratiche, ma venga inaugurato con un tragico strappo di potere che fa perno sul corpo e sul sangue di Eluana Englaro.

 

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Psicopolizia

Caspita, che trame tremende. Chiamare il figlio osama invece di obama. Tecoppismo allo stato puro, da esserne inebriati. Invece di parlare male di garibaldi hanno osato parlare bene di franceschiello. Questa frase è un gioiello di nullaggine, ed è degna veramente d’entrare nella storia: “i principali indiziati avevano iniziato a pianificare l’attività preparatoria per fare attentati”. “Fare attentati” è preceduto da “attività preparatoria”; dunque erano ancora in fase di preparazione. Che a sua volta è preceduta da “pianificare”; dunque non erano neppure in fase di “attività preparatoria”: stavano solo pianificandola. Che a sua volta è preceduta da “avevano iniziato”; dunque non avevano neppure pianificato alcunché di meramente preparatorio. Mi chiedo a quale azione si possa attibuire una simile frase. Io non ne riesco a immaginare una, se non forse dare il nome di osama al proprio figlio.
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(Ho spudoratamente rubato questo commento – che parla di questa notizia – dal blog di Miguel. Trovo che sia un piccolo capolavoro.)

 

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Palle

Oh, io ci provo, a starmene in letargo per i fatti miei, ma ogni tanto qualcosa viene a turbare il mio riposo. In questo caso si parla di una roba di cui non mi frega nulla – della tv, che non ho – ma con alcuni risvolti interessanti che valgono la pena. Vediamo se riesco ad arrivarci in fondo, che ho il cervello che viaggia a basso numero di giri e non e’ detto.

Insomma, stavo ascoltando il gr di radiopopolare e sento questa notizia: il governo del nanopremier avrebbe alzato di botto l’Iva al concorrente diretto – e praticamente unico – di Mediaset per quanto riguarda le pay tv, cioe’ Murdock, cioe’ Sky. Dal 10 al 20%, mica paglia. Il tono del servizio di radiopop e’ del tipo “eccolo-l’ha-rifatto-di-nuovo”. Mediaset non sarebbe danneggiata che marginalmente dall’aumento, perche’ la norma non tocca le carte prepagate per il calcio, che sono quelle su cui soprattutto punta il Biscione, mentre colpirebbe in pieno la tv satellitare di Murdock. L’opposizione tuona contro l’ennesima norma ad personam che fa gli interessi delle aziende del Capo. Murdock – nella persona del responsabile  per l’Italia – tuona contro le sbandierate intenzioni del governo di “aiutare le imprese” e preavverte che il 10% di IVA in piu’ verra’ scaricato sugli abbonati, as usual.

Ma le cose stanno proprio cosi’? Andando a frugare negli articoli in rete, scopro che la norma corregge una legge del ’95 che intendeva favorire la nuova tecnologia delle tv via satellite in via di lancio, e che era ancora attiva. Scopro pure che gli utenti delle smart card Mediaset non verranno toccati dal provvedimento, perche’ per loro l’IVA e’ gia’ al 20%.

Insomma, e’ stato tolto un privilegio esistente e che ormai non aveva piu’ ragione di essere, essendo la tecnologia gia’ abbondantemente lanciata e diffusa.

E allora perche’ tutta l’opposizione fa da sponda alle proteste di Murdock? Da quando in qua il tycoon della pay tv mondiale e’ una figura simpatica agli occhi della nostra “sinistra”? Perche’ Paolo Gentiloni blatera di “un blitz contro Sky”? Perche’ la Melandri vaneggia di “una tassa di 80 euro a quasi cinque milioni di famiglie” [1] e di “disprezzo nei confronti di qualsiasi logica di rispetto del mercato”, quando invece le logiche di mercato venivano violate prima, e la norma rimetterebbe le cose a posto?

Insomma, a me pare il solito teatrino dei pupi, in cui la cosiddetta opposizione fa la voce grossa perche’ vien bene, perche’ dare addosso al nanopremier e’ cio’ che ci si aspetta da loro (che ormai mica ci si aspetta qualcosa di piu’ concreto, eh…). Sono gli stessi che avevano criticato Berlusconi quando favoriva Murdock e ora lo criticano perche’ smette di favorirlo [2]. Ma chissenefrega, tanto qui, nel paese dei balocchi, la memoria e’ un lusso.


[1] Come se il calcio in tv fosse un bene primario…

[2] Sia chiaro, mica sostengo che non si sia fatto i suoi conti in tasca e che con la norma non finisca per guadagnarci, in qualche modo. Figuriamoci. Dico solo che la storiella non e’ esattamente come ce la raccontano e che sarebbe bello sapere perche’ non ce la raccontano per intero.

 

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Ridi, ridi

Oggi non volevo scrivere nulla – e starmene lontana da gr, google news e blog – ma questa mi e’ capitata sotto gli occhi e non resisto.

E’ la nuova battuta di Grillo. Parlando di Obama, durante uno spettacolo ha detto che:

«mi ha fatto sentire vecchio, è nato dalla Rete, non prende soldi da petrolieri e lobby».

Bella, eh?

Come? Dite che non e’ una battuta? Eccome se lo e’! Leggete qui (grazie a Miguel per aver postato il  link).

Poteva non saperlo? ne dubito. Quindi deve essere per forza una battuta.

Beh, perche’ non ridete?

 

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