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Stato laico

Sul caso dell’agente del Sismi in coma irreversibile che e’ stato sposato in articulo mortis con la sua compagna, Paniscus ha scritto un post splendido. Ecco uno stralcio:

Non ho trovato da nessuna parte riferimenti all’esistenza di un analogo articolo di legge sul matrimonio laico. Un ufficiale di stato civile non può celebrare un matrimonio in cui uno dei due sposi non è mentalmente padrone di sé, un prete sì. Se il giovane agente in divisa fosse stato un laico di ferro, che aveva manifestato sì il desiderio di sposarsi ma solo civilmente, niente da fare.

E invece, nell’Italia trionfante di missioni di pace, l’incredibile diventa realtà: lo Stato, che non può celebrare quel matrimonio, può però riconoscere quello celebrato dal prete.

E l’anagrafe civile e il sistema previdenziale italiano sono tenuti a prendere atto di un matrimonio religioso celebrato in condizioni che la legge italiana non considera valide.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2007 in abissi, Afghanistan, chiesa, dico, disgusto, giustizia, Italia, laicità

 

Quando fa comodo

Papa Ratzi viene spesso citato da integralisti e conservatori di ogni sorta, quando si scaglia contro le coppie di fatto, i gay e compagnia bella. Allora va bene, serve avere un appoggio in cosi’ alto loco.

Ma quando parla di guerre, chi lo ascolta? Ad Assisi ha lanciato “un pressante e accorato appello affinche’ cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione”.

E’ abbastanza chiaro, no? Far cessare tutti i conflitti armati. Perche’ i nostri onorevoli cattolici – quelli che sono cosi’ pronti a tradurne in leggi la volonta’ quando si tratta, poniamo, di Dico – non corrono subito ad approvare una mozione per ritirare le nostre truppe dall’Afghanistan?

 

Ma anche lo stesso Ratzinger non brilla per coerenza, a questo proposito. L’appello di Assisi e’ un invito a seguire l’esempio di san Francesco. Che quando parla di guerre, perdono, amore, persino salvaguardia della natura, va bene, ma quando esorta a spogliarsi del superfluo e a donare il resto ai poveri, da’ gia’ un tantino fastidio.

E infatti, mentre esortava a seguire le orme del poverello di Assisi, papa Ratzi indossava paramenti costosi: “vestito di velluto rosso e ricami a filo d’oro disegnati dal direttore creativo della maison Gattinoni. Non bastavano le scarpette rosse di Prada esibite sin dal giorno dell’elezione al soglio di Pietro… .

La successiva, imbarazzata smentita del Vaticano e’ ancora piu’ rivelatrice: i paramenti indossati ad Assisi non erano di Gattinoni, questi ultimi il papa li indossera’ in Vaticano in altra occasione…

Francesco, secondo me, si rivolta nella tomba.

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2007 in abissi, Afghanistan, chiesa, denaro, dico, disgusto, Italia, papa, politici, Ratzinger

 

Compiti a casa

Esercizio:

Dati i seguenti passi tratti da dichiarazioni odierne di mons. Bagnasco, presidente della Cei, analizzarne la struttura, la coerenza interna, la plausibilita’ e gli eventuali errori logici. Per comodita’ degli studenti, sono state evidenziate alcune parole chiave.

(…)tra ”i valori unificanti” (…) oltre ”al bene fondamentale della famiglia fondata sul matrimonio secondo quanto stabilito dalla Costituzione”, c’è anche ”il rispetto dei veri diritti individuali” che meritano una risposta ”e questo è un desiderio comune a tutti

(…)i veri diritti individuali derivano ”da una concezione corretta della persona umana”

[sul testamento biologico]

”Dobbiamo sempre affermare il valore sacro della persona -ha detto -, anche nel suo significato laico di valore intangibile, assoluto, radicato. Che poi significa il rispetto della vita dal suo concepimento fino al suo termine naturale, riaffermiamo la centralità della vita umana”.

Altra fonte:

(…) la Chiesa «vuole illuminare le coscienze sui valori fondamentali» e chiede «coerenza» a «tutti, e non solo ai politici».

Ci sono principi fondamentali – ha argomentato- che derivano dalla fede , ma anche «dalla ragione perchè la fede – ha aggiunto – non annulla mai la ragione».

 
 

Lezioni di laicismo

“Sono arrivati con ogni mezzo, persino con le barche, un milione, forse un milione e mezzo di persone si sono radunate a Smirne, la citta’ turca sul Mar Egeo, per difendere la laicita’ in Turchia.

Una manifestazione politica che segue di qualche settimana quelle organizzate in altre citta’, contro il tentativo, per ora fallito, da parte del partito filoislamico al potere di eleggere un proprio candidato alla presidenza della Repubblica.”

(…)

“Effettivamente queste manifestazioni rappresentano la reazione di una grande parte dell’opinione pubblica turca, che e’ delusa delle derive antilaiche e islamizzanti del governo attuale.”

(trascrizione parziale da un servizio del gr di radiopopolare delle 19.30)

Che poi, anche loro hanno i loro bei problemi: da una parte i filoislamici, dall’altra i nazionalisti appoggiati dall’esercito.

Ma insomma, come dire… per noi, con il nostro partecipatissimo family day e la nostra misera contromanifestazione “laica”, proprio robe da turchi.

 
 

Una bella giornata

Oggi c’e’ stato un sole splendido. Ho fatto una passeggiata e sono rientrata di buon umore.
Poi ho sentito il gr di radiopopolare e tutto il buonumore se n’e’ andato.

Al family day, a Roma, c’erano centinaia di migliaia di persone, forse 700.000, forse di piu’. Molto ben organizzati, c’erano tanti neocatecumenali, ciellini, membri delle Acli, ma anche gente “comune”, che si esprime in questi termini:

un ragazzo di 25 anni e’ contro le unioni omosessuali perche’ teme che poi i bambini con due papa’ vengano discriminati (perche’, loro che stanno facendo?);

un 65enne sardo dice che “senza matrimonio non c’e’ differenza tra una famiglia e due bestie che si accoppiano“;

un certo Luigi da Orte e’ in piazza per dire no alle unioni gay che sono contro natura;

una signora di 60 anni dice che solo la famiglia basata sul matrimonio da’ certezza e lei teme per il futuro di suo nipote che non e’ sposato…

Ci si mette pure il tizio che canta dei bambini che fanno ooh, che dal palco dice che i soldi per i dico sono soldi tolti alla Famiglia (ci si sentiva la maiuscola).

Berlusconi impazza e tra le tante dichiarazioni c’e’ questa:

“C’è ormai un movimento contro la Chiesa a cui si vuol impedire di esprimere le proprie opinioni” “Penso che ci sia un rigurgito di laicismo

“Rigurgito di laicismo” farebbe pensare che il laicismo sia una brutta cosa, anziche’ un sano atteggiamento di distacco ed equidistanza dello stato dagli affari religiosi.

Ma tant’e, ormai la logica e’ un optional e si puo’ dire tutto e il contrario di tutto, tanto non ci fa caso piu’ nessuno. Anche affermare che c’e’ qualcuno che vuole mettere a tacere la chiesa, quando e’ proprio quest’ultima a tentare di imporre la propria morale con tutti i mezzi, dovrebbe suonare stonato, ma temo che ormai sia troppo tardi.

All’altra manifestazione, in piazza Navona, quella che avrebbe dovuto fare da contraltare al family day voluto dalla chiesa, ci sono radicali, verdi, socialisti, rifondaroli; i ds no. La gente e’ molta, molta meno di quella confluita in piazza San Giovanni.

E’ mancata la volonta’ politica, dicono alcuni.

E’ mancata – nel senso che e’ morta – la dignita’, dico io.

 
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Pubblicato da su 12 maggio 2007 in chiesa, conflitti, dico, disgusto, governo, Italia, laicità, lobby, politici

 

Disgusto

Bagnasco e’ tornato a parlare dei dico.

Lo ha fatto con tono da scomunica, paragonando i dico a incesto e pedofilia.

E lo ha fatto seppellendo la logica e insultando – ripeto, INSULTANDO – le coppie di fatto, gli omosessuali, i laici, tutti coloro che credono nella democrazia, in sostanza tutti quelli che non la pensano come lui.

“Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana non vi e’ piu’ un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l’unico criterio o il criterio dominante e’ il criterio dell’opinione generale, o dell’opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia – ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente – allora e’ difficile dire dei no, e’ difficile porre dei paletti in ordine al bene”.

Questa frase volutamente fumosa significa, in sostanza, che:

- chi non crede nel Cristo della chiesa cattolica non puo’ distinguere il bene e il male, il vero e il falso;
- il criterio con cui la chiesa cattolica distingue il bene e il male e’ oggettivo (non basato sulla fede, no: oggettivo);
- il volere della maggioranza e’ irrilevante; le “maggioranze vestite da democrazia”, che per uno stato laico sono – o almeno dovrebbero essere – il sale della vita politica, cio’ che legittima i governi ad agire, sono cosa di nessuna rilevanza per il vescovo uscito or ora dal medioevo, medioevo che certamente rimpiange, perche’ non c’era nessuna democrazia e il popolo veniva governato con pugno di ferro.

Se si arriva a dire che le maggioranze possono diventare antidemocratiche, significa che alla democrazia non si attribuisce alcun significato se non quello di artificio retorico, da usare perche’ suona bene e non significa nulla.

“Oggi ci scandalizziamo – ha concluso il presidente della Cei – ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che e’ anzitutto un dato di natura e non di cultura, e’ difficile dire ‘no’. Perche’ dire no a questo a quello o a quell’altro. Se il criterio sommo del bene e del male e’ la liberta’ di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o piu’ sono consenzienti, fanno quello che vogliono perche’ non esiste piu’ un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non piu’ l’uomo nella sua liberta’ di scelta ma nel suo dato di natura”.

Serve un’altra parafrasi:

- l’etica umana “e’ un dato di natura e non di cultura” (caro il mio vescovo, per “natura” saremmo promiscui, portati a scoparci tutto cio’ che respira e per niente monogami; le piace, questa “natura”?)
- l’autodeterminazione, la liberta’ individuale, non solo non e’ un valore (e cosi’ si fa piazza pulita degli ultimi 2-3 secoli di storia), ma e’ un pericolo;
- il criterio “oggettivo” sul piano morale – torna a ripeterlo – e’ il “dato di natura”.

La liberta’ individuale e la liberta’ collettiva (che si esprime appunto nelle maggioranze vestite – o voleva dire travestite, monsignore? – da democrazia), tutto cio’ che si e’ conquistato in termini di diritti umani, tutto cio’ che l’umanita’ e’ riuscita ad esprimere di buono, da quando si e’ liberata del giogo dei poteri assoluti, tutto questo per lui e’ negativo, e’ deviante, porta al “male”.

E naturalmente il discorso sottotraccia e’ che solo la chiesa cattolica apostolica romana e’ la vera e unica interprete di quella “etica naturale” che dovrebbe essere la base di ogni azione umana. Con una logica degna del Cappellaio Matto, quello che fino a ieri era considerato materia di fede, per definizione non dimostrabile e non oggettivo, diventa, per Bagnasco, il solo criterio logico, razionale, oggettivo su cui basare le azioni e le decisioni umane.

Posso sentirmi insultata da tutto cio’? Direi di si. Rientra nelle mie liberta’ individuali, che, grazie al cielo (no, non il suo cielo, signor vescovo), mi sono ancora garantite.

P.s. sto pensando seriamente di sbattezzarmi; non voglio piu’ figurare come “cattolica” solo perche’ sono stata battezzata, non voglio piu’ far numero a favore di questa gente.

 

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Senza “Cuore” (e senza cervello)

Il neopresidente della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Bagnasco, e’ tornato oggi a parlare dei dico e della famiglia.

I dico, secondo lui, sono “inaccettabili e pericolosi”.

Pericolosi? Come mai il vescovo non cita i disastri sociali avvenuti nei paesi che hanno gia’ da tempo legislazioni simili? Forse perche’ non c’e’ stato alcun disastro?

Poi ha affermato che la sua preoccupazione per la famiglia è «per nulla politica ed eminentemente pastorale»

Ma se non e’ “per nulla politica”, cosa c’entrano i dico, che sono materia politica dello stato italiano? Perche’ non si limitano a parlare ai loro fedeli? Perche’ vogliono influenzare i parlamentari cattolici nella loro funzione? Non e’ politica, questa?

Ma l’affermazione piu’ pazzesca e’ questa:

“merita essere solleciti affinché le famiglie più esposte non cedano sotto le pressioni di lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi”

Parlano di lobbies, loro, che sono impegnati da tempo in una pesantissima azione di lobbying sul parlamento italiano.

Se ci fosse ancora CUORE (e se ci fosse ancora una sinistra, magari), questa finirebbe dritto dritto in una delle rubriche piu’ famose. Vediamo chi indovina quale.

 
 

Sacramentum “Caritatis”

Continua l’attacco della chiesa alla laicita’ dello stato.

Nella “Sacramentum Caritatis” (esortazione post-sinodiale, in quanto tale vincolante per tutti i cattolici) Ratzinger si scaglia di nuovo contro tutto cio’ che, secondo lui, va “contro natura” e che, sempre secondo lui, costituisce una “ferita alla convivenza umana come tale”. Questo si concreta nell’esortazione ai politici cattolici a votare come papa vuole, nel piu’ totale spregio dell’indipendenza e della laicita’ dello stato.

L’arroganza di questa posizione dogmatica e’ tale che qualcuno tra i politici comincia timidamente – e tardivamente – a protestare.

“La senatrice Baio Dossi ha confermato oggi che i senatori ‘teodem’, nonostante gli accordi, non voteranno a favore dei Dico e che quindi sarebbe meglio ‘accantonarli’. Nessuno, nell’Unione, ha ritenuto necessario risponderle. Non si capisce bene perché il vincolo di lealtà alla maggioranza sia ritenuto fondamentale quando si tratta della sinistra e opzionale quando invece si tratta di senatori centristi“. Così il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena.

“Dopo le parole del Papa, a cui nessuno vuole mettere il bavaglio, è ormai – commenta il segretario dello Sdi Enrico Boselli – assolutamente evidente che è minacciata la laicità dello Stato. Infatti le gerarchie ecclesiastiche non solo possono contare su un drappello di fedelissimi parlamentari, ma esercitano anche una pressione forte ed esplicita sul governo e sulle Camere”
(…)
Contro questa pretesa di trasformare i peccati in reati si devono mobilitare tutti coloro, credenti e non credenti, che ritengono fondamentale in una democrazia liberale, come la nostra, i principi della laicità dello Stato.

Ma le parole piu’ chiare come al solito si trovano altrove, per esempio in questo bell’articolo di aprileonline dal titolo “La grande ingerenza”, di cui consiglio la lettura integrale. Ne riporto alcuni stralci:

E fu così che nell’anno di grazia 2007 fu messa la pietra tombale al Concilio Vaticano II, per il quale già da anni era pronta la fossa. L’esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis, resa nota oggi, non è altro infatti che il definitivo suggello di Benedetto XVI alla grande Restaurazione.

Il papa si scaglia nella Sacramentum Caritatis contro i Dico, ribadendo che “politici e legislatori cattolici consapevoli della loro grave responsabilità sociale” non devono votare leggi che vanno contro “la natura umana”. Un vero e proprio diktat universale (un’esortazione post-sinodale ha natura magisteriale, ed è vincolante per tutti i cattolici). La Chiesa si arroga il diritto di stabilire i programmi politici dei governi presenti e futuri, spogliando i deputati cattolici da ogni vincolo rispetto agli elettori, e in definitiva della comunità politica che li ha scelti, e di fatto eterodirigendoli in nome non del bene comune e della salvaguardia della persona, ma di (presunte) verità di fede.

Oggi invece al politico cattolico viene posto un vero e proprio ultimatum: “I valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana” hanno “un nesso obbiettivo con l’Eucarestia”. Tradotto, se votate leggi “sbagliate” scordatevi di fare la Comunione. Un diktat gravissimo, con l’unico precedente della scomunica dei comunisti del 1949, in piena guerra fredda, e peraltro molto spesso ignorata.

Un documento, questa “Sacramentum caritatis”, che di caritatevole non ha niente, un passaggio gravissimo, ai limiti del reato. Ricattare un deputato regolarmente eletto, è stato detto, va contro la Costituzione. E’ vero. Ma a nostro avviso è ancora più grave il complessivo spostamento a destra della Chiesa cattolica, che si autocondanna all’isolamento, si arrocca nella difesa della Verità, e in un’epoca di scontro di civiltà offre di sè un’immagine speculare a quella del mondo islamico.

Aggiornamento:

Nonostante la mia precisa richiesta di evitare i proclami religiosi e intervenire nel merito delle questioni esposte, la tendenza sembra quella di continuare in questa direzione, con interventi ai limiti del trollaggio.

Percio’ gli ultimi due commenti sono stati cancellati e i commenti sono stati disabilitati.

A chi volesse abbaiare contro l’oltraggio alla democrazia, ricordo che questo e’ un blog, quindi uno spazio privato in cui la possibilita’ dei commenti e’ concessa dal proprietario del blog, ma non e’ in alcun modo dovuta e puo’ essere revocata in qualsiasi momento, se chi usufruisce di questa possibilita’ concessa finisce per abusarne. A chi non sa fare a meno di pulirsi le scarpe sui tappeti delle case altrui, si chiude la porta in faccia.

 
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Pubblicato da su 13 marzo 2007 in chiesa, dico, disgusto, governo, laicità, papa, Ratzinger

 

Invasione di campo

Il cardinal Bertone, segretario di stato del Vaticano, oggi e’ comparso in una sala del Senato dove si teneva la presentazione di un libro (il libro e’ Il posto dei cattolici, l’autore il sen. Bobba, teodem). E’ comparso proprio nel senso che e’ arrivato inatteso; si e’ invitato da solo, o almeno cosi’ hanno detto al gr delle 19.30 a radiopopolare, va a sapere. Aveva comunque un bel discorsetto gia’ pronto; casualmente (qualche porta piu’ in la’ si discuteva dei dico) il discorsetto verteva su questioni di morale e politica e in particolare sull’atteggiamento che dovrebbero tenere i cattolici impegnati in politica:

è giusto che questi “seguano la propria coscienza – ha detto -. Essa, però, non è un assoluto posto al di sopra della verità e dell’errore, del bene e del male; anzi, la sua intima natura postula il rispetto di quei valori che non sono negoziabili, proprio perché corrispondono a verità obiettive, universali e uguali per tutti“.

E quali saranno mai questi principi non negoziabili?

la “tutela della vita dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale” e “la promozione della struttura naturale della famiglia fondata sul matrimonio“. Su questi temi, dunque, non ci possono essere “mediazioni al ribasso”, né si può scegliere la via del “male minore”.

Insomma, il cardinal Bertone va in Senato (sembra non invitato) ad ammonire i senatori cattolici. Ve lo immaginate Prodi che si infila in una riunione di cardinali che discettano di questioni teologiche per ricordare loro come devono comportarsi? Io no, e Prodi neppure, scommetterei.

Ma quello che piu’ personalmente mi sconcerta e’ la tranquillita’ con cui ha trasformato una questione di fede (la sacralita’ della vita fin dal concepimento, la sacralita’ del matrimonio) in un assoluto, un valore non negoziabile perche’ obiettivo, universale e uguale per tutti. E nessuno, per quanto ho potuto constatare, ha colto in queste parole l’offesa fatta non ai non credenti, ma alla logica, alla razionalita’, all’intelligenza.

Tira davvero una brutta aria. Molto brutta.

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2007 in chiesa, dico, disgusto, governo, Italia, laicità, radiopopolare

 

Prodi & bigotti

Mi era venuta la tentazione di commentare l’elegante svicolamento di Prodi sui dico ( “Sulle unioni di fatto il governo ha presentato un suo disegno di legge in Parlamento e con questo ha esaurito il suo compito”), ma non ce n’e’ bisogno, perche’ tra le notizie di oggi c’e’ questa:

l’Italia e’ il paese piu’ bigotto tra una ventina di paesi occidentali presi in esame, secondo uno studio di due ricercatori che hanno rielaborato i dati di una ricerca dell’Human Believes and Values Survey (qui il pdf della ricerca) che “si basa su domande che rilevano la disponibilità dei cittadini ad accettare come vicini di casa diverse categorie di persone: islamici, lavoratori immigrati, ebrei, omosessuali, o semplicemente persone di razza diversa.” Cito dal commento sul sito della UAAR:

Cavalcare paure è più facile che affrontare dibattiti critici e aiuta a tenere buone le masse, perché asseconda le loro fobie. E’ per questo che tante volte i leader politici e religiosi preferiscono costruire le loro campagne sui pregiudizi razziali, religiosi, sessuali piuttosto che su visioni moderne della società e informazioni corrette ed adeguate.

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Tanto per dimenticare un po’:

succede che una anziana signora di San Giorgio a Cremano trovi una bomba tra le patate che aveva comprato al mercato. La signora si e’ accorta che non si trattava di una patata quando l’ha lavata assieme alle altre. Il furrrrrbo giornalista della Reuters Italia scrive: “La bomba ricoperta di terra assomigliava molto a una patata, ma era solo un po’ più pesante. Cosa sarebbe successo se l’avesse cucinata senza accorgersene?

Si vede che dalle sue parti le patate si cucinano senza prima venir lavate. O magari a lui non e’ mai capitato di cucinare patate. Direi la seconda.

 

Poi c’e’ la notizia della luna rossa. No, non quella con le vele, quella vera: un’eclissi di luna nella notte di sabato prossimo. Molto meglio della tivvu’, e senza stacchi pubblicitari.

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2007 in chiesa, dico, giornalisti, governo, Italia, laicità, non-notizie, politici, Prodi

 
 
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